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Softair: fra sport e avventura

Negli ultimi anni il softair ha fatto passi da gigante fino a raggiungere il riconoscimento ufficiale da parte del CONI come disciplina sportiva. Questa attività ricreativa inventata negli Stati Uniti ed esportata con notevole successo anche in Italia, ha la peculiarità di essere di facile accesso a tutti quanti e consente di sviluppare un forte senso tattico e di cooperazione. In questo breve articolo ne analizzeremo le caratteristiche per scoprirne i segreti che l’hanno portata al successo.

Il softair, come abbiamo asserito nella prefazione, è diventato a tutti gli effetti uno sport riconosciuto. Si tratta di una disciplina che erroneamente viene scambiata per una semplice simulazione di guerriglia ma che in realtà si basa su solidi principi tattici, atti al completamento di obiettivi come la conquista di un determinato punto, oppure la sua difesa. Due team composte da 4 a 6 giocatori, si affrontano all’aperto in ambientazioni per lo più boschive ma non solo, per raggiungere la supremazia tattica.

Non è dunque un semplice scontro con armi ad aria compressa ma una complessa simulazione di operazioni di guerra che coinvolge non solo la capacità di shooting dei partecipanti, ma anche e soprattutto la conoscenza del ruolo assunto e la collaborazione coi propri compagni. Il softari proprio per questo motivo è uno sport adatto a tutti che si pratica per lo più all’aria aperta o in ambienti urbani, e che coinvolge fin da subito.

Armi ed equipaggiamento sono importanti si, ma non fondamentali soprattutto se si è principianti che ancora stanno cercando di capirci qualcosa. Non serve quindi spendere 200 o 300 euro in gear per essere efficienti sul campo, l’importante è avere una buona tattica ed organizzazione. Poi naturalmente chi lo desidera, può lasciarsi prendere dal fascino del softair e costumizzare il proprio equipaggiamento con repliche fedeli ed abbigliamento professionale.

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